Pubblicato da: iprovinciali | 16 giugno 07

Pescara 1995

L’immagine era in un angolo. Buoni i ricordi: tornano quando c’è l’ansia. Scavare con le mani per cercare le similitudini, quegli specchi riflessi che possano anticipare il futuro. E qui a dire: “E’ successo già e succederà ancora”. E allora la fotografia di quel treno che si ferma lento e lenta scende una fiumana di gente. Uomini, donne, bambini, vecchi, e colori, tanti colori. E poi un fronte che avanza, scortato dai celerini. Erano tanti, con i caschi e i manganelli. Cinquanta? Cento? Soltanto a migliaia avrebbero pareggiato il conto e coperto quelle urla, quell’ansia. Che cresceva, forte, rapida. Più lento il treno, più lenta quella fiumana, più forte l’ansia. Più forti le urla. I cori non li ricordo. Non ricordo le parole, ma i cori sono tutti uguali. Era diversa quell’ansia.
E io che avevo lo sguardo stralunato. Mi chiedevo perché, come… io non tifo. Io avevo una macchina fotografica. A vedere il mondo da un mirino, la realtà si perde. E la foto è solo l’attimo più bello, colto per condensare i colori, i suoni, gli odori. Una foto deve dire tutto. Ma a un certo punto ho smesso di guardare quel mondo dal mirino e ho sporto lo sguardo fuori dalla macchinetta. Ho spalancato gli occhi, e ancora non capivo. E non capivo neppure quando ho visto uno stadio riempirsi, colorarsi e animarsi. Lentamente, forsennatamente. Sfilano i nomi, sfilano le maglie, corrono gli uomini. Intorno a una palla che è sempre rotonda. E spesso gira come non dovrebbe, prende direzioni che non deve.
E io che non capisco. Ma l’ansia sale. Forsennata, fino a quando un fischio interrompe tutte le speranze che a decidere siano gli uomini e non quella palla bizzarra e folle. E uno, e poi due, e poi tre. Al sesto, i miei pugni erano contro la vetrata della tribuna stampa e la voce andata via, assieme a quelle urla, a quei cori.
Continuo oggi a non capire le notti di follia in differita, le urla liberatorie di giorni interi di festa. Perché il senso è in quell’attimo, quando l’adrenalina è a mille e non c’è niente da capire.

Ciao, Pè!

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Responses

  1. svegliarsi la mattina…di “stamattina”, essere portato, per mano, indietro nei ricordi, a quei ricordi, mi ha dato una carica incredibile per affrontare l’immediato futuro che mi attende e che solo appena tra qualche secondo, sarà il presente. Un presente nel quale “non c’è niente da capire” ma solo tanto da fare. Oggi, come a Pescara, oggi…
    Grazie Gaby.

  2. …continuo comunque a non capire…

  3. Carino il vestitino nuovo! Mo però mettici qualcosa di nuovo come contenuto!!! Io direi una cosa tipo… un reportage del viaggio dalle mie parti… Non uccidermi, però! Solo un vaffa!!!

  4. Concordo, Lucì! Questa qua non ci fa divertire più. E noi non la invitiamo a pranzo…

  5. Carissimi, il problema è che io non mi diverto più. Ma chissà… è un mio limite: ho sempre bisogno di cambiare aria. Comincio qualcosa e poi è più forte il bisogno di fare altro.

  6. E va bene va bene! Ma qualcosa potresti anche scrivere di tanto in tanto! Oh! Guarda che l’itinerario della premiata agenzia viaggi Nuvola/Pippi è quasi pronto! Decidete voi quando venire a riscuotere il bonus! Stavolta ho inserito anche un soggiorno in località Signoria di Torgiano. Niente casa Gorini sia chiaro!


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