Pubblicato da: iprovinciali | 22 maggio 07

Dal fronte meridionale

Scrivo dal fronte e le mie trincee, le mie barricate non hanno il colore camaleontico della sabbia, della terra. Non sono avvolgenti e protettive. Non deve piovermi addosso il piombo. Scrivo sotto muri alti tre metri, spessi uno, coloratissimi e nauseabondi. Signori vi scrivo dal fronte della munnezza. Ne ho sentite tante: che quella trincea l’abbiamo costruita noi, col nostro silenzio, con la nostra indolenza, con la nostra insipienza. Vi scrivo dal fronte degli uomini senza dignità, che per una visita dal medico chiedono il favore all’amico dell’amico, e restano in obbligo per anni. Dal fronte degli inetti, incapaci di tenere per un attimo la schiena dritta. Smidollati, incapaci, inutili i miei compagni al fronte. Sanno guardare solo quell’orizzonte che si presenta a un palmo dal loro naso, dal nostro naso. E accusano: prima uno, poi l’altro, poi quello che verrà.
Sopportano, i miei compagni. Quella puzza, quello schifo, quelle fiamme. Sopportano e alzano la voce solo quando avvertono il peso della scena. Sicché si fanno fotografare nella loro posa preferita: la faccia incazzata con il mondo. Finché quella faccia può restare anonima. Anonima, come quando prendono quel vecchio materasso smollato dalla cantina e lo riversano per strada. Ditemi voi: quanti televisori vecchi, quante lavatrici, quanti frigoriferi spuntano all’improvviso, quando il muro della trincea è già alto?
E poi sono dei creduloni i miei compagni del fronte: credono a qualunque cosa gli si racconti. Che qui verranno i turisti, che le loro terre, lande deserte del nulla, diventeranno paradisi per metropolitani stressati. Credono che quelle lande deserte, che per raggiungerle ci vorrebbe un elicottero, diventeranno le basi della nuova industria mondiale; credono che quelle stesse lande sconosciute saranno serbatoi ineasauribili di grano.
E non riconoscono che per una vita hanno elemosinato il “posto” in una segreteria politica, sempre la stessa. Denunciano, si offendono, protestano a sentirsi chiamare “inetti”, incapaci di cambiare, di pensare, di scegliere. Si offendono a morte a sentir dire che i loro pensieri, le loro azioni dipendono da quei cavi di acciaio che muove la camorra. La camorra di quando parcheggi l’auto e ti chiede il pizzo; la camorra dell’impiegato del catasto che un certificato te lo molla solo se hai la faccia di metterti in ginocchio e implorare e aspetti una settimana; la camorra che ti fa sempre la grazia di tenere aperto il tuo negozio, di avere la tua bottega all’opera. Tutto si chiede per piacere, per carità di Dio, tutto si ottiene per grazia ricevuta.
Puzzano i miei compagni: di vecchio, di marcio, di stantio. Come quelli che comandano, che pomposaente “goverano” da dieci, venti, trent’anni. Sempre gli stessi.
Il terzo mandato ai sindaci nei piccoli comuni? Signor presidente emerito della Repubblica Carlazeglio Ciampi, quando ebbe la felice idea, mi caddero le braccia. Il mezzo mandato ai sindaci dei piccoli comuni, incancreniti e calcificati alle loro poltrone!
Vi scrivo dal fronte del brutto, dell’orrido, dove immense colate di cemento disabitato hanno storpiato paesaggi e storie. E su quel cemento ora c’è la munnezza. Tanta, più di quanta se ne può ragionevolmente immaginare. Munnezza, munnezza, munnezza.

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Responses

  1. In bocca al lupo! Davvero…
    Gabriè… ma come scrivi? Sei proprio una grande! Scusa ma questo commento è uscito dalla tastiera da solo! E’ un pezzo troppo bello

  2. Manco da tantissimo tempo in “casa” tua!
    Hai scritto un pezzo bellissimo, sentito ma non ipocrita.
    Per evitare di dire cose scontate e banali, sto zitta e me lo rileggo!
    Un bacio Gabrie’

  3. Gabry, linko il tuo post da me, se hai qualcosa in contrario fammi sapere e lo tolgo.
    Ciauz

  4. Pezzo bellissimo, che ci avvicina a comprendere appena appena come vi tocca vivere, anzi sopravvivere.
    Una situazione in cui non possiamo, però, assolutamente capire come vi sentiate a vedere le vostre terre “trattate” così.
    Spero passi al più presto.

  5. E’ scritto molto bene questo tuo post…ma…poi? Secondo me è anche l’atteggiamento estremamente critico e distruttivo degli abitanti della mia città che la riducono così, che mostrano solo il lato ‘sporco’ al resto d’italia e del mondo. Mi fa incazzare da morire, quale altro quadro ne fuoriesce di napoli e dei napoletani? Concordo su quanto dici delle istituzioni, i politici ma per me sta a noi iniziare a cambiare la nostra quotidianeità, già nelle piccole cose. Io ho ancora speranza. Speranza che i miei concittadini possano cambiare, che tuti possiamo avere un atteggiamento più propositivo.
    Sempre e comunque positivo che se ne parli.
    Vivy copio ed incollo il mio commento anche da te!

    Arien

  6. Arien, mi pare di capire che vivi a Napoli. E posso capirti. Io vivo, o meglio lavoro, perché abito a distanza di sicurezza da Avellino. E credimi, in tanti e tanti anni ancora non ho trovato qualcosa di bello ad Avellino città. Preferisco la provincia.
    Il mio non è un atteggiamento disfattista. Purtroppo ogni giorno mi immergo nella pochezza, nella miseria morale e umana, in quella inettitudine per inerzia o per calcolo. Il mio è solo pessimismo cosmico. Io credo che qui non cambierà mai nulla. E per il bene di questa gente credo ci voglia un podestà, nazista o stalinista, fate voi.

  7. Vivo a Napoli città, sono di Napoli città.

    Di certo la provincia di Avellino comunque ha ben poco a che vedere con Napoli.

    Io ho speranza, ripeto.
    Non sono tutte come le descrivi tu, le persone.

    Per fortuna.

    Un saluto.

  8. Era troppo tempo che mancavo da “casa tua”… Che bello ritrovarti!

  9. Ciao gabriella…
    Belle parole, bello sfogo…
    Soprattutto si capisce che tu “senti” quello che dici…
    Un abbraccio forte..
    .. sperando sempre che ci sia sempre speranza, anche in situazioni come queste da cui sembra non esserci scampo!
    Ciaoooo!!

  10. Mi piace che una “Terronica” scriva senza piangersi addosso. Mi piace sempre come scrivi, oggi in particolare. E mi permetto di aggiungere che un popolo che si permette di avere costantemente la spazzatura sotto casa pur di non fare un paio di discariche come si deve, e come ce le hanno tutti, dovrebbe cominciare a riflettere seriamente sul perchè, come stai facendo tu. Ma quando verrai a trovarmi?

  11. Beppe, sapessi quanti perché e mica tutti sbagliati. In Sardegna Saudita mi piacerebbe tanto venire, ma non le hanno inventate ancora le cabine di Star Trek 😉


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