Pubblicato da: iprovinciali | 20 febbraio 07

C

Domani il comunicato dell’Ordine, dell’Ussi, c’è la querela del collega, uscirà sul Corriere dello Sport, su Repubblica, c’è l’interrogazione del capogruppo regionale di An… Insomma mica capita tutti i giorni che un allenatore nel pallone, scudettato da calciatore, che tutti chiamano Nanu minacci di morte un giornalista. E Pancalli è convinto che sia finita.

E io al mio primo corsivo.

“Qualcuno spieghi al mister che, in una provincia con indici di disoccupazione elevatissimi, dire di sputare sangue e sudore per qualche ora di allenameto al giorno può suonare come uno schiaffo in faccia a chi vorrebbe sputare sangue e sudore in una fabbrica per mille euro al mese con un contratto a termine e non può farlo. Qualcuno spieghi al mister che nelle ultime due settimane abbiamo sentito fino alla noia parlare di basso profilo, di toni minori, di no alla violenza nello sport

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Responses

  1. IL CALCIO NON E’ QUELLO DI UNA VOLTA – LA SQUADRA –

    La squadra di piazza Prati degli Strozzi non era molto famosa, anche se per qualche mese ebbe perfino un allenatore. Questo allenatore, un ragazzo tra i mille con una breve stagione di illusioni in una squadra vera, si chiamava Santoni, non dimenticatelo è importante. Il portiere della quadra si chiamava Capoccia e un giorno con grande sufficienza se ne andò a fare un provino di cui non parlò mai, ma per vie traverse si seppe il giudizio ‘Tozzo, privo di scatto e di presa’. Mi pare che noi giocatori avessimo la maglia dell’Inter, ma forse alcuni l’avevano e altri no, tanto in campo ci si conosceva,

    Per il posto di terzino sinistro eravamo in competizione in due, io e Roscio Malpelo. Roscio rosicava per fregarmi il posto e uno giorno toccò il fondo dello squallore.

    -Santoni, Santoni, mettiti in ginocchio e leccaci i ciglioni.-

    Spia lurida. Il Roscio indicava me come autore del versetto, mentre tutti noi eravamo raccolti in gruppo a sentire la lezione dell’allenatore.

    Avevo chiaramente doti letterarie innate, ma negai tutto, facendomi più piccolo e trasparente di quanto allora non fossi.

    Roscio Malpelo Schizzaveleno non sai che il destino punisce il malvagio.

    La domenica seguente eravamo invitati a giocare col San Giuseppe. Capoccia, il portiere titolare, era assente, forse era andato al mare con la famiglia. In porta fu costretto a giocare Renato, il centravanti, che non ne voleva sapere e secondo me per la rabbia qualche volta si scansò per far entrare i pallone in rete. Il primo tempo finì 3-1 per il San Giuseppe, la mia prova fu di carattere, allora non c’erano le lenti a contatto e facevo la mia figura con gli occhiali, fino a quando non me li rompevano. Roscio Malpelo implorò e pianse per poter entrare al mio posto nel secondo tempo, ma Santoni fu irremovibile nonostante io perorassi la causa della serpe.

    Alla fine perdemmo 7-1 , un risultato onorevole considerato che noi si giocava fuori casa e privi del portiere titolare.

    Tempo dopo io e i Roscio trovammo un miserevole portafoglino in terra, con qualche centinaio di lire. Ce ne andammo al cinema e credo che il Roscio si sia tenuto il portafogli.

  2. Complimenti signora!
    E vabbè… vedi di venire su un paio di giorni!!!! Così almeno mi libero di parenti, parenti acquisiti e affini!!!! NON CE LA FACCIO PIU!!!


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