Pubblicato da: iprovinciali | 5 dicembre 06

La regola dei tre mesi

Fu la fortuna del principiante, perché a vent’anni facevo tenerezza, perché il tizio che mi passò la notizia mi trovava simpatica, perché il tizio che mi passò la notizia non era in buone acque e aveva bisogno che si parlasse di lui sui giornali. Niente merito per il primo e unico scoop. Ma ci campai parecchio tempo, mesi, qualche anno. Lo scandalo dei falsi invalidi ad Avellino. Forse qualcuno lo ricorderà: 1994, centinaia di avvisi di garanzia per medici e invalidi. Si scoprì che Avellino era popolata di persone con almeno il 46% di invalidità. Il 90% degli abitanti della provincia di Avellino aveva una malattia invalidante. E lavorava alle Poste, nella scuola, nel ministero dell’Interno, percepiva pensioni di invalidità. E c’erano medici che avevano fondato la loro fortuna politica elargendo patologie complesse, permanenti e munifiche. E c’erano intere famiglie dove il nonno percepiva la pensione, la nonna l’assegno di accompagnamento, il figlio beneficiava della legge 104 (graduatorie agevolate, avvicinamenti improvvisi della sede di lavoro), la nuora un posto alle poste da invalida, i nipoti esenzioni di tasse scolastiche per motivi di sallute. Tutti malati, benevenuti al grand hospital!

Centinaia di avvisi di garanzia, poi centinaia di richieste di rinvio a giudizio, poi centinaia di processi, poi centinaia di sentenze di assoluzione per prescrizione dei reati. Anche se non sono tutti malati, anche se beneficiano di vantaggi che non meritano, i falsi invalidi mantengono i loro diritti. Ero acida io in quegli anni, quando scrivevo di questa gente. Ne dicevo peste e corna. Le assoluzioni per prescrizione non mi hanno costretto a smentite o rettifiche. Le assoluzioni per prescrizione non hanno mitigato il mio ph acido. Le storie di oggi mi disgustano.

Oggi conosco due casi di invalidi veri e tutti i nomi di medici di un paio di commissioni che hanno tratto insegnamento da quella storia di dieci anni fa. E conosco la regola più ferrea della burocrazia invalidese: “Pararsi il culo, sempre, comunque, con chiunque”. Così che la burocrazia diventa un ente virtuale, senza apici con cui incazzarsi.

Sì, ma dov’è la notizia? la notizia, sempre la notizia nei primi righi!

La notizia sarebbe che un cieco, sì proprio cieco, uno che non sa quando fa giorno e quando fa notte se non chiede: che ora è?, da due mesi non percepisce la pensione di invalidità. E io lo chiamo cieco. Non vedente è troppo poco, è un’espressione che rimanda al provvisorio, come la dichiarazione della commissione medica: due anni accordati, ma poi torni a visita. Solo che ogni tanto la burocrazia dimentica di chiamare a visita. E la pensione viene sospesa.

Bisogna che sappiate anche a quanto ammonta la pensione di invalidità: 249 euro al mese. Per pagare la badante polacca o ucraina? al massimo ci compri i croccantini per il cane addestrato. Però se ti capita la fortuna di stare steso a letto come un vegetale puoi avere l’assegno di accompagnamento: 395 euro al mese. 249 più 395. E se sei proprio fortunato puoi godere di una pensione sociale di circa 500 euro al mese. Insomma con poco più di un migliaio di euro al mese, se sei proprio un invalido fortunatissimo, dovrai pagare la badante polacca o ucraina (circa 800 euro al mese, naturalmente a nero) comprare i farmaci (perché sei malato, hai l’esenzione, ma i farmaci più adatti hanno sempre un tiket), mangiare, pagare le bollette, forse anche l’affitto.

Non preoccuparti se le procedure burocratiche saranno lunghissime. Sei fortunato: sei a letto come un vegetale, quindi hai pensione sociale, pensione di invalidità e assegno di accompagnamento, che ti verranno conteggiati dal momento in cui hai presentato la domanda. In genere occorrono dai 6 ai 9 mesi. Nove mesi? ma come? la legge stabilisce che entro un massimo di tre mesi la pratica debba essere esaurita. Tre mesi a partire da quando? signori cari, esiste l’interruzione, la sospensione dei termini.

Dunque io presento domanda per il riconoscimento di invalidità al mio comune di residenza. Il comune ha tre mesi di tempo per passare la pratica all’Asl di competenza, che ha tre mesi di tempo per chiamare a visita il presunto invalido. La commissione durante la visita potrebbe non essere convinta della documentazione medica che l’invalido presenti. E’ scontato che i certificati del medico di base, privato, non abbiano alcun valore. I medici di base sono tutti pronti a mentire e ad attestare il falso. La documentazione di strutture pubbliche è quasi sempre insufficiente. “Quindi faccia una visita specialistica presentando la nostra richiesta”. Prenotare una visita specialistica in una struttura publica: si seguono le normali trafile, anche se la richiesta è della commissione medica. Liste di attesa: da uno a tre mesi per una neurologica, fino a 5 mesi per una diabetologica… I tempi previsti naturalmente si sospendono. E la commissione, una volta ricevuta la documentazione supplementare, ha a disposizione tre mesi per comunicare l’esito al Ministero del Tesoro. A questo punto i casi sono due: il Tesoro può passare la pratica direttamente all’Inps ed erogare la pensione oppure chiudere il caso con un bel rifiuto. Ma, nella migliore delle ipotesi, non è detto che la via crucis sia finita. C’è il sorteggio: lei, caro invalido ha vinto una visita supplementare con la commissione medica del Tesoro. Anche a questa commissione spettano i canonici tre mesi. Scatta il fatidico giorno della visita, di fronte a questa commissione che ha cambiato da poco tempo la propria sede. E tu invalido che non sai muoverti nei meandri degli uffici pubblici, che fai? usi il telefono. Ci sarà un centralinista che possa dirti: “La conoscete la pescheria di via tal dei tali? sì, quella dove arriva il baccalà fresco tutti i giorni? eh, di fronte, prima porta a destra!”. Uno s’immagina che in una città di provincia i call center siano penose invenzioni milanesi d’importazione americana. E invece è così, nel senso che non troverai mai il centralinista che dica “Salve, sono Mario, in cosa posso esserle utile?”. Troverai un telefono che fa “tu-tu-tu-tu-tu-tu”. E non t’incazzi perché il centralino non rispetta la milanesissima regola del “lei”, quando qui non ci sono mezze misure, “tu” o “voi”, ma perché è sempre occupato. Eggià col 90% di invalidi civili in provincia di Avellino, ci sarà un bel da fare. E dicono che negli uffici pubblici non si lavora! Non si lavora. Detto forte e chiaro, allargando le braccia, non da me, ma dalla tipa in accettazione con tanto di badge “Maria-matricola-000000-relazioni-con-il-pubblico”. Il pubblico di un osceno spettacolo in cui il capocomico non esiste. Anzi esiste: “Ma certamente non posso darle in numero del dirigente”. E allora perché il centralino non risponde? “Eh, a volte mettono fuori posto”. La visita: cinque minuti. Durante i quali nessuno sembra sapere bene di cosa si stia parlando. Chiedono l’età. 60 anni. Ma compiuti pochi giorni prima della visita. Certamente dopo la presentazione della domanda. La regola vuole che il presunto invalido debba essere sottoposto a visita ogni due anni, fino al compimento del sessantesimo anno. Quesito: verrà calcolata l’età al momento della presentazione della domanda, o al momento dela visita? Rileggete la storia un paio di volte e vedrete che la soluzione è scontata.

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Responses

  1. io una soluzione a tutti questi casini burocratici l’ho trovata: rendere invalidi tutti queli “dall’altra parte del banco”
    mi piacerebbe sfogarmi con loro così non avrei più bisogno di spostare vagoni di 18 tonnellate in giro per gli scali merci!

  2. A giudicare dalla trafila, sarei propenso a pensare che l’età verra’ colcolata in entrambi i modi e da uffici differenti.

    “uno che non sa quando fa giorno e quando fa notte se non chiede: che ora è?”
    Frase semplice , eppure colpisce.

  3. Che squallore.
    ciao gab come stai?
    No pecchè pensavo per il tuo malconcio piedino si potrebbe …… chiedere la pensione.
    😉

  4. A Firenze è notizia di oggi che il Procuratore della Repubblica dr. Nannucci ha preso carta e penna ed ha chiesto ufficialmente a Comune e Polizia Municipale di metter mano a una seria verifica dei permessi di viabilità e transito concessi agli invalidi.
    Operazione lodevole, a prima vista.
    Perchè uno pensa che senza dubbio l’alto magistrato sia stato mosso da ragioni di giustizia ed il fine sia stato quello di metter ordine nel marasma dei falsi invalidi al fine di agevolare coloro che, come il tuo cieco, lo sono per davvero.
    E invece no.
    Sapete qual’è stata la molla, il nobile intento che ha spinto il Procuratore?
    Reggetevi forte: sono state le multe che la Polizia Municipale ha iniziato ad elevare alle auto della Procura che, a volte anche in tripla fila, bloccano il traffico dell’intero viale prospiciente.
    E lui s’è incazzato, perbacco.

  5. sui falsi invalidi potrei raccontarne delle belle …
    ma ora è in corso un processo … che finirà di certo in prescrizione
    come tanti
    magari quando finisce!

  6. Redblue, ma quando lo apri uno spazio tutto tuo?
    Magari ci metti un vagone merci nel template!


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