Pubblicato da: iprovinciali | 1 ottobre 06

La notte dei bravi ragazzi

Una notte blu, come i lampeggiati della polizia. Le strade quasi silenziose. E spazio, tanto spazio lì dove le macchine erano parcheggiate in seconda fila, dove si facevano i turni per entare e consumare al banco. Poche facce brufolose in giro. Serata per adulti, perché l’età diventa un lasciapassare per molti. La movida sembra finita, morta, sepolta. I ragazzi tutti nelle loro tane, in attesa forse che la morsa di allenti. Neppure un venerdì di pieno inverno tiene tanta gente in casa o la allontana da viale Italia e via De Concilii. Non c’era il deserto l’altra sera, ma le immagini non combaciano con quelle di una settimana fa. I
n mezzo a questi sette giorni ci sono un colpo di pistola, una retata, un fiume di polemiche, un funerale. Lungo il corso Vittorio Emanuele passeggia il questore. Si siede su una panchina: una di quelle dove di solito si fa quasi a botte per conquistare un posto. Ma non c’è ressa, non c’è nessuno. Il questore parla a telefono, chiede come va la notte, la prima notte blindata della città. In via De Concilli un camper dei Carabinieri. C’è ancora un fascio di fiori nella traversa e una barra di ferro lascia il vuoto dove è morto Mauro Cioffi. Lungo il corso tre pattuglie della polizia. Gli agenti si fermano, si incrociano, si scambiano notizie, impressioni. Passa un’auto del corpo forestale.
I vigili urbani spuntano a ogni angolo. In un’auto, in pattuglia come un qualunque vigile c’è anche il comandante Tirri. la Guardia di finanza gira per il centro. Auto, divise, lampeggianti. In piazza Libertà quattro pattuglie. E «civette» ovunque. Ma ci sono anche le facce «straniere» della polizia Anticrimine di Napoli. La notte confonde anche i colori delle divise: sembrano tutti uguali, come le palette che si usano per fermare motorini, auto, i pochi che hanno deciso di vivere questa notte come se niente fosse. E’ un controllo serrato.
Da via Nazionale a Torrette di Mercogliano, fino all’inizio di via Appia ad Atripalda si può incappare in una decina di posti di blocco. Patente, libretto e un soffio nel boccalino dell’etilometro.
Guardano negli occhi chi guida, gli uomini in divisa: la pupilla tradisce subito chi beve o «fuma». Ma è una notte tranquilla. I bulli che tirano monetine agli agenti, ai carabinieri si sono dileguati. Quando si alza la paletta cerchiata di rosso, le risposte sono garbate, contenute, docili. E dopo il controllo, si riparte senza sgommare, senza stereo a tutto volume. Hanno il casco allacciato, hanno le cinture di sicurezza, rispettano i limiti gli irriducibili. Niente branchi, niente comitive per strada. Solo gruppetti che si disperdono in un attimo, non appena si nota un lampeggiante blu. Le finestre sul Corso, su viale Italia, su via De Concilii possono restare anche aperte. Si può dormire anche così. I rumori di fondo sono accettabili. E per chi abita nel cuore della movida non c’è bisogno di fare la solita telefonata al 113.
E’ la notte dei bravi ragazzi, che si spegne presto. Con le saracinesche dei locali che calano all’unisono poco dopo la mezzanotte.  Ma i locali non si sono mai riempiti.
E storcono il muso camerieri e commercianti. Avvertono il fiato sul collo: spariscono le bottiglie a una certa ora, solo bicchieri di plastica, niente alcolici e superalcolici se a chiederli è una faccia giovanissima. Ci sono troppe divise in giro, troppi vigili, troppi carabinieri, troppa polizia per sgarrare. E la sensazione di molti è che la notte fantasma andrà in replica ancora e ancora. L’alba per tutti arriverà a casa, non per la strada. Solo le tre del mattino quando la città è completamente deserta. E a terra, sull’asfalto, sui marciapiedi non c’è il solito tappeto di bottiglie vuote.

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Responses

  1. Ammazza Gabriè! Che pezzone! A parte questo ti dico, per esperienza diretta, che il “coprifuoco” o i “controlli serrati a tappeto” che vengono fatti “sull’onda dell’emozione”, in questo caso più che giustificata da un brutale omicidio del quale conosco solo quello che ho letto da te o nelle cronache nazionali, non servono a risolvere il problema. Certo aiutano, ma se non c’è un cambiamento di fondo, radicale, che purtroppo non può realizzarsi in breve tempo, basta che un sabato ci sia qualcosa di più grosso da fare per le forze dell’ordine, di più urgente, che tutto torna non dico come prima ma molto vicino a com’era alle origini. Un esempio? Da noi c’è il problema dello spaccio in centro, dei vandali dei monumenti, e degli schiamazzi notturni con risse annesse. I protagonisti, almeno secondo quanto raccolto sono nella maggior parte dei casi stranieri e studenti (rimasti gli unici frequentatori del centro storico). Con i controlli, con le retate, per un po’ hanno smesso. Ma è bastata una partita “calda” del Perugia, giocata di sabato sera al Curi, per far tornare il centro teatro di questi episodi. Anzi! Da allora è iniziata una nuova moda: quella delle vetrine spaccate con tombini e fioriere per rubare nei negozi o semplicemente per danneggiamento. Nuovi controlli, fermi, retate a raffica, e anche quella è passata per lasciare spazio alle vecchie risse, senza bottiglie per l’ordinanza di divieto di vendita, e allo spaccio selvaggio. Con questo non condanno le forze dell’ordine (e come sai non potrei mai farlo) nel modo più assoluto. Dico solo che non basta. Da noi la soluzione potrebbe essere riportare la gente, i perugini, le famiglie, a vivere il centro storico, non dico ad abitarci (che non sarebbe male visto che se ne sono andati tutti e che anche i fondi e i garage sono diventati appartamenti per stranieri, quasi tutti clandestini, e studenti), ma semplicemente a passeggiarci la sera. Certo, la situazione vostra è diversa e più complessa. Ma non la conosco bene. E visto che ho scritto un poema… chiudo e chiedo perdono!

  2. Per riportare le famiglie in centro bisogna creare le condizioni. Siamo sicuri che ciò che ha descritto Gabriella non sia il giusto primo passo per riuscirci? Hai voglia di parlare di coscienza sociale e via cantando, se quando esci con la famigliuola devi dribblare spacciatori, prostitute e rompicoglioni vari. O ti comprometti o te ne torni a casa, e mediti sui bei pezzi di qualche brava e volenterosa giornalista.


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