Pubblicato da: iprovinciali | 27 settembre 06

Non è colpa mia

Scusa Gaetà, ma perché non ci parliamo a telefono? ah già, perché la questione anima la blogosfera irpina e forse adesso c’è un argomento unico su cui confrontarsi. Qualcosa di vero, di reale… Io non ho studiato sociologia e pare che in questi giorni anche sui marciapiedi la materia tiri e parecchio. Però certe domande non farmele, perché mi fanno incazzare. Se sui giornali trovate la cronaca spicciola di un fatto sviscerato in tutti i suoi aspetti, non va bene: manca l’analisi, manca la sociologia, appunto. E manca perché chi c’è di mezzo poi potrebbe scocciarsi di pagare la pubblcità ai giornali, alle emittenti televisive. Se tra la cronaca trovate anche un po’ di sociologia, le cose non stanno così perché non si è attaccata la persona, l’istituzione giusta.
L’altro giorno ho fatto un quarto d’ora d’anticamera dal prefetto. Sono entrata, l’ho trovato alla sua scrivania, con la pipa accesa, un po’ stanco e soprattutto infastidito. Non dalla mia presenza, ma ovviamente per il motivo che mi aveva spinto a chiedergli un appuntamento. Eppure è stato simpatico, quattro battute prima di rilasciare l’intervista ufficiale e anche qualche confidenza. Opinioni che non si possono scrivere e che non si possono esprimere, se di mezzo c’è un ragazzo (non importa chi) morto ammazzato in una strada del centro.
Perché queste benedette opinioni (ricorda: opinioni) non si possono dire e non si possono scrivere?
Prima ti dico quali sono, mie e sue.
La prima: che non è assolutamente “normale”, “giustificabile”, “utile” che un ragazzino di 14 anni stia per strada regolarmente fino alle 3 del mattino attaccato a una bottiglia di birra.
La seconda: che non è assolutamente “normale”, “giustificabile”, “opportuno” che un ragazzino di 19 anni abbia da tempo, da tempo!, una pistola calibro 7,65.
La terza: che il disagio di questi ragazzi è una pura invenzione sociologica. Hanno soldi che potrebbero spendere al cinema, a teatro, in una libreria, per un corso, per un concerto. Perché ad Avellino c’è un teatro (da 1200 posti sempre vuoti all’80%), perché le librerie non sono aperte solo da agosto a ottobre per la vendita di testi scolastici, perché ci sono due multisale cinematografiche e ogni tanto qualche cineforum. Non siamo a Roma, o a Firenze, o, se proprio vuoi saperlo, a Benevento (Benevento, du iu nò? 32 chilometri da qui con tanto di autostrada percorribile in 15 minuti andando piano!).
In sintesi: non manca l’alternativa al bar, è sotto al naso, ma non c’è il naso.
Non si può dire. Perché sono opinioni che fanno ricadere tutte le colpe, tutte, sulle famiglie.
Mio padre, per quel poco che l’ho conosciuto, diceva sempre che una casa senza libri è una stalla. E siccome io da bambina in una stalla che puzza da far venire il vomito ci sono passata, oggi immagino le case di questi ragazzi come enormi letamai, dove i genitori non si accorgono della puzza di merda che li opprime. I loro figli ci sono nati in quella puzza e non conoscono altro. A dire il vero conoscono un altro «profumo»: quello dell’alito di chi ha bevuto.
Tornando alla tua domanda: perché non si può scrivere?
Perché c’è na regola che ancora viene rispettata in una città di provincia. E non mi dispiace. Una famiglia ha perso il figlio in modo così tragico, non è giusto ammazzare due volte il figlio. La verità sulla morte di quel ragazzo l’ho scritta. A voi cercare dove finisce il romanzo e dove comincia la realtà. Ma sei davvero convinto che serva? io neppure un po’. Perché ho letto il manifesto listato a lutto: «Figlio mio bello che sei volato in cielo…». Non ti sembra il messaggio chiaro di chi sta già cercando di «assorbire», «metabolizzare» per poi cercare altrove, oltre la propria sfera, le colpe di quanto accaduto. «Siamo tutti colpevoli» urlano tutti. Vorrete dire che «siete» tutti colpevoli. Io mi dissocio. Non mi astengo, mi dissocio proprio!
Tu dovresti conoscere la lezione sull’unanimità di Paolo Cirino Pomicino. Il buon Geronimo scrisse che le elezioni all’unanimità non sono altro che il sistema più collaudato per impedire che una corrente possa prevalere, anche con una miseria di voti, su un’altra. Ecco: avocando tutti tutte le colpe, copriamo chi dovrebbe prendersi le responsabilità vere. Tutti colpevoli, allora se mi assento non cambia il mondo. E non è successo questo, forse? non è successo che a un consiglio comunale convocato d’urgenza per discutere, il prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri, della guardia di finanza non si siano presentati, pur essendo stati invitati calorosamente a partecipare? così, in blocco, tutti costretti da disposizioni ministeriali che vietavano la partecipazione a una manifestazione democratica e civile come un consiglio comunale?
La società ha già preso le distanze, cerca di rimuovere il fatto, non il problema. Perché il problema non esiste, perché episodi del genere a Napoli, a Roma, a Torino, a Milano sono all’ordine del giorno. Qui no. Qui non si può consentire che un ragazzino di famiglia facoltosa (facoltosa, non ho detto perbene) venga ammazzato in una strada del centro. Quella pozza di sangue vi ha scosso le viscere? ha turbato i vostri sonni? ha distratto la vostra placida notte?
A me no. Perché 13 anni fa ero in via Covotti alle 3 del pomeriggio, poco dopo che avevano ammazzato Buttifone. Era il primo omicidio e ho ancora davanti agli occhi il medico legale, Paolo Picciocchi, che misura il calibro infilando il mignolo nudo nel foro con i contorni di carne bruciata e un rivolo di sangue rappreso che scorre dalla tempia. Ma non si rivoltarono le viscere di nessuno, perché Buttifone era munnezza ucciso da altra munnezza.
E spero di non aver fatto troppa sociologia. Se è successo, perdonami, non era nelle mie intenzioni.

Annunci

Responses

  1. allora, io molto più modestamente, mi continuo a chiedere perchè non si può scrivere che sabato notte è andata ins cena una guerriglia di camorra e perchè si consente che gente in divisa, regolarmente pagata, eviti accuartamente di fare il proprio dovere. che c… c’entra la morte di quel ragazzo con i fumi di alcool? niente, proprio niente. e noi stiamo a parlare dei locali da chiudere a mezzanotte. il problema è che la sera, la polizia chiude molto, ma molto prima. quelli di sotto montevergine ringraziano.

  2. la prima: no, non è normale.
    la seconda: no, non è normale.
    la terza: chi ha brevettato la sociologia ha fatto un sacco di soldi. è comoda, non sporca e la usi quando ti serve.

    bel trasloco, sosò.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: