Pubblicato da: iprovinciali | 27 settembre 06

Il pelo sullo stomaco

Io le corna non me le tengo. Se quello si pensa che me le tengo, sta fuori. Gliel’avevo detto, l’altra volta che lo beccai dietro al vicolo con quella zoccola della ragioneria. “Tu le corna non me le metti. Tu non mi tieni fatta”. E invece se l’è creduto. Che mi tiene fatta, che sto ai comodi suoi, solo perché mi porta nel Bmw, solo perché lui passa le stecche o paga quando si sta a giro. Lui m’è venuto sotto. Io me lo filavo, ma non glielo mandai a dire, perché doveva venire sotto. Stavamo sulle scale, io le amiche mie e due della comitiva sua. Mettemmo a giro Caterina. Che si mangiò la foglia, perché gli amici suoi dicevano che Mario non se la filava. E quella stronza disse che io stavo con la bava alla bocca. Gli amici suoi subito a riportare. E quello venne sotto. Ma non come si fa. Venne al bar, mi disse che se volevo la stecca buona, gliela dovevo dare. Io non volevo la stecca, ché tanto ci pensa Caterina col cugino. Lo mandai a spasso. E quello venne ancora sotto. E io intanto uscivo. E quello sempre sotto. Ma mi mandava gli amici suoi. Una volta scrisse con la bomboletta il mio numero, in faccia al muro. Gli buttai la scheda appresso e gli dissi che me ne doveva dare una taroccata. Me la portò e ci mettemmo assieme. Cioè, non ci mettemmo assieme subito. Se la tirava troppo. Però uscivamo. Solo che quando lo vidi con quella zoccola della ragioneria, gli dissi “Mo’ pure quelle di Quattrograne?!”. E venne sotto. Perché ha sempre detto che a Quattrograne ci sta la morra e lui se la fa solo con quelli del viale. Lo diceva lui. Perché al viale nessuno se lo filava, manco di striscio. Lo chiamavano capuzziello, ma alle spalle, mica in faccia. Lo diceva perché noi, al viale, non ci possiamo andare. Solo le ragazze fanno stare, qualche volta, non sempre. Ma lui andava assieme a quello, il figlio del parcheggiatore. Non erano amici. Facevano i casini assieme: i viaggi a Napoli, le schede taroccate, le corse sotto alla galleria. Una volta Mario prese l’incapata con la macchina. Teneva il foglio, mica la patente: tanto la mamma lo copre. E il figlio del parcheggiatore si prese tutta la colpa. Disse che guidava lui. E fecero pure l’impizzico con l’assicurazione. Trovarono il mezzo e fecero a metà coi soldi. Poi Mario venne al bar e si accese la sigaretta con una carta da cento e disse: “Stanno sotto ‘o pacchero!”. E quei quattro stordi che se la fanno al bar poi sono andati sempre da lui, quando si doveva fare l’impizzico per pagare l’assicurazione. Perché Mario è uno buono. E io poi sono la storda?! che vuoi! i buoni muoiono per mano ai fessi. E io ho fatto la fessa. Non gli ho detto niente delle corna, manco un parola. Ma ci stavano gli amici d’ ‘o nipote che tenevano il pelo sullo stomaco. Sono andata. Gliel’ho detto. E mo’ s’è tolto il vizio di andare al viale a sfottere quelle della ragioneria.

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