Pubblicato da: iprovinciali | 22 settembre 06

Scrivere-scrivere-scrivere

Ogni volta che ci incontriamo mi tira le orecchie e mi chiede se dormo, o quando mi sveglierò. Ci conosciamo da poco, ma è un bravo ragazzo: si nota subito. E’ solo un po’ sca..zz.. perché si è messo in testa di tirare le orecchie al mondo e rivoluzionare il panorama informativo di una provincia sonnecchiosa, indolente, apatica e amorfa. Attribuisce le colpe agli editori che usano giornali ed emittenti per i loro interessi. Caro Gaetano, potresti avere ragione, ma io non te ne riconosco. O meglio: non c’è niente che un editore possa fare, se la sua redazione non glielo consente. E questo in condizioni normali. Quando cioè esistono giornalisti (ma a me piace dire cronisti) che di fronte a buste paga piene accettano contanti che valgono la metà. Quando dietro la porta sbattuta da uno di noi, non c’è quella misera coda di persone pronte a scrivere-scrivere-scrivere anche per pochi centesimi. Quando la firma non è un autografo, ma un’assunzione di responsabilità. E diciamocelo: il panorama non è questo. Ma quello che non dovrebbe essere. Mea culpa. Ma non troppo mia. Non mi sento tra quelli che accettano passivamente le condizioni dettate con l’imperativo “tutti sono utili e nessuno è indispensabile”. Non sono neppure tra quelli che sbattono la porta. Io l’accosto. Battaglie perse in partenza non ne intraprendo. Mi manca la vena romantica. E devo dirti che ho avuto la fortuna, e un pizzico di merito se vuoi, nel non trovarmi mai in situazioni degradanti. Ma prima di prendertela con gli editori, che non pubblicano le inchieste, mi dici per favore quanti e chi in questa provincia sono quelli in grado di scavare-scavare-scavare prima di scrivere-scrivere-scrivere?

Potrei dirti che il più pulito di noi ha la rogna, ma non va bene. Non si dice, soprattutto di quei vecchi moralizzatori, quelli sì, che cantano le loro nenie non appena si inserisce il gettone nel juke box e pensano che ad ascoltare ci sia un popolo imbecille e di corta memoria, tanto corta da non ricordare neppure cose di cinque minuti prima, o di quando il predicatore ha contratto la rogna. C’è questo signore che qualche giorno fa ha detto la sua sull’informazione locale in genere, pigliandoci un po’ tutti pe’ ìcculo, come dice lui. E non ha tutti i torti, solo alcuni. Il più grossolano, nel ritenere che i giornali locali non siano buoni a pulire i vetri, perché la carta è troppo liscia: è il piombo che manca, che non si usa più, mica la grammatura della carta a fare la differenza!

Il punto è che tra di noi ci sono tanti, ma tanti che adorano dire “sono gggiornalista”, per entrare gratis allo stadio, allo spettacolo, per esibirsi tra quelle mezze tacche di cui scriviamo ogni giorno. Sono gli stessi che fanno le aste da microfono, che cantano le lodi di tizio o di caio, tanto per riempire; che ti propinano un’intervista di 10 minuti perché non avevano voglia di scrivere, o non sanno farlo; che copincollano un comunicato per riempire un buco in pagina. Miserie tutte nostre, gli editori non c’entrano niente in tutto questo.

E veniamo anche alle cose che non “si possono dire-scrivere”. Quali sono? Galasso è un inetto? l’amministrazione è un comitato d’affari? Di Nunno era un signore?

Galasso è stato votato, è stato votato anche da chi si è turato il naso.

Le amminitrazioni comunali sono comitati d’affari per default: se si accontenta uno si scontenta l’altro. Tertium non datur. E’ sempre così. E non è più morale chi denuncia il sopruso subito. Sai meglio di me che a lamentarsi sono sempre quelli che non hanno avuto.

Di Nunno sarà stato pure un signore, ma mi devi anche spiegare quale concorso ha vinto per entrare in Rai negli anni 80 (anni 80: Avellino democristiana al 98%). Io so di un “concorso” tutto interno per coprire il posto lasciato vacante dal giornalista Rai Clemente Mastella, eletto deputato. Mi pare che grazie a quella vacanza ne siano stati assunti tre. Ma potrei sbagliare per difetto.

Il punto è che ci si accontenta del meno peggio. Ed è una cosa che mi ha veramente stomacato. Il tuo manifesto non lo contesto, semplicemene mi astengo. Accosto la porta.

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Responses

  1. Come vedi, ti ho seguita subito. Starà a te raccattare anche il resto dell’òdiens…
    In bocca al lupo!

  2. Già accattato mi sa… già accattato! Se non sbaglio siamo quasi in contemporanea!

  3. ehhh quasi!
    Lucia, sei in ritardo 😛

  4. Che vuoi fà? IO ogni tanto lavoro! Oggi poi più del solito… ‘nnaggia!

  5. Questo IO maiuscolo suona un po’ offensivo, vero Gabriè?

  6. Non era mia intenzione… ti pare che possa offendere?

  7. Mah…

  8. Gabriè lo sai che ti voglio bene… non dar retta a Beppe!!!! Comunque IO lavoro anche oggi… si vede?

  9. ci sono! link aggiornato. e, tra l’altro, d’accordo pressocché su tutto resto nostalgico-vociferino. e credo che fra un po’ di giorni, prenderò anch’io posizione.

    saluti

  10. io ho sempre attribuito le colpe maggiori ai giornalisti, non agli editori. di nunno non sarà un santo, e per sua ammissione pubblica è entrato in rai per la botta messagli da ciriaco de mita. ma,a forza di alzare l’asticella, ad avellino ci siamo ritrovati con un sindaco che non deve dire grazie solo a nicola mancino.
    “Quando la firma non è un autografo, ma un’assunzione di responsabilità”: frase stupenda, è l’essenza del giornalismo.

  11. ma voi vedete, vedete. Queste cose si vengono a sapere. Quel gran fetentone di Gaetano Amato il Di Nunno suo bello me lo vendette come il meglio del meglio di Camillo Cavour e La madonna di Montevergine. Ma la colpa è mia, che mi metto a credere a uno che si chiama Gaetano e frequenta i volturaresi. strudel http://www.irpinia.felix.eu

  12. e’ fotografia molto bella quella che fai del giornalismo irpino dal di dentro..è che sono pochi i giornalisti che non sono “embedded” al sistema politico (o d’affari, è lo stesso), mettici poi la pigrizia e la mancanza di coraggio e il gioco è fatto. secondo me manca anche lo stimolo di una classe intellettuale, le personalità ci sono, però preferiscono coltivare piccoli orticelli piuttosto che puntare l’indice. Franco Arminio, nella sua eccentricità, ad esempio, è uno che si discosta dal coro e dice le cose come stanno. Questo è il mio modestissimo parere.


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