Tema: il sistema giudiziario camorristico
Svolgimento: il sistema giudiziario camorristico si fonda regole ben chiare. La certezza della pena è il principio fondante, che garantisce il rispetto delle regole. Contrariamente a quanto si crede, anche l’accertamento del reato, viene svolto con meticolosità e ascoltando sempre diverse campane. Quanto al giudizio, la sentenza viene decretata mai dal singolo, e comunque l’esecuzione della pena è subordinata al parere concorde di più elementi.
Ora: quest’uomo viene accusato dal procuratore capo della Repubblica di Avellino di essere un chiachiello capace di sputtanare una procura intera solo perché rappresenta tutti gli avvocati penalisti irpini.
Nello studio di quest’uomo spesso si incontrano vis a vis gli esponenti di due clan camorristici opposti che in altri luoghi normalmente si salutano a colpi di mitragliatrice. Quest’uomo, accusato dal procuratore capo di Avellino di chiachiellaggine, è stato visto da me, ma anche da altri, in un aula di tribunale cazziare sonoramente una belva come Biagino Cava di fronte ai suoi affiliati, accoliti e comparielli e uscire indenne da un simile affronto, anche a distanza di anni, non solo, ma ritrovandosi difensore di fiducia, ancor più di fiducia.
Sempre quest’uomo, accusato di chiachiellaggine e quaqquaraqquismo dal potere costituito, considerato invece da due clan rivali persona degnissima di rispetto e fiducia, chiede solo che i magistrati avellinesi si presentino in aula alle nove e non a mezzogiorno, che non si perdano fascicoli e reperti d’indagine, che firmino ogni tanto qualche inchiesta, che non litighino per l’auto blindata, che parlino e soprattutto scrivano in un italiano pressocché decente, che leggano con un po’ più di attenzione i codici, che, insomma, facciano un po’ del loro dovere consentendo così anche agli avvocati di lavorare. L’accusa di quaqquaraqquismo se l’è guadagnata mostrando in una pubblica conferenza stampa una lettera del procuratore in cui si accusava la polizia giudiziaria di incapacità investigativa.
Non sarà scritto forse nei manuali, ma mi pare che le indagini (a furia di scriverlo me ne sono fatta una ragione) le coordinino sempre i magistrati. E che io ricordi, sotto la guida del dottor Mario Aristide Romano non è venuta fuori alcuna indagine di iniziativa. Domanda: se la testa del procuratore non pensa, perché dovrebbero farlo le sue braccia?!
Questo povero quaqquaraqquà ebbe solo a dire sottovoce, sconsolato e profetico: “Ma comm vulimm ì annanz?!” (Ma come vogliamo andare avanti).
Pubblicato da: iprovinciali | 20 gennaio 07
Chiachiello, quaqquaraqquà, omm ‘e cartone
Pubblicato in Cronache
Ps: il post prescinde dalla vecchia e sincera amicizia che mi lega a Raffaele Bizzarro. Il primo, tra i lettori avellinesi, che azzarda spiegazioni simili, si accomodi in tribunale.
Da: iprovinciali su 20 gennaio 07
alle 9:42 pm
… per carità…
Da: Paolo su 21 gennaio 07
alle 12:14 am
Solo per mostrare come funziona il tribunale, eh
Da: Gabriella su 21 gennaio 07
alle 11:11 am
ma… meglio di no…
Da: Paolo su 21 gennaio 07
alle 10:49 pm
Io non me la sentirei di ridere e scherzare con uno che tira fuori la gente dl 41bis, sarò moralista?!
Da: saltino su 22 gennaio 07
alle 11:54 am
Saltino, l’avvocato fa l’avvocato. Il diritto alla difesa è ugualmente riconosciuto a tutti, e, credimi, smontare giudizi preconfezionati è la parte più affascinante del lavoro di avvocato. E forse la più nobile. Perché è vero che uno condannato per rapina debba stare in carcere ma perché deve beccarsi una condanna anche per omicidio, quando gli indizi non convergono? di questo si tratta. Consiglio la lettura de “Il buio oltre la siepe”
Da: Gabriella su 22 gennaio 07
alle 2:10 pm
Non conosco il caso, ma riconosco un buon pezzo quando lo leggo.
Da: BLEEK su 22 gennaio 07
alle 5:47 pm